Mi fanno schifo i mediocri. Quelli che senti all'angolo parlare di quanto siano lente le mogli a fare la spesa. Odio chi non sa dare, chi prende finchè non ti ha succhiato perfino la linfa vitale. Chi lascia correre, chi non si interessa di quello che ha attorno. Odio i menefreghisti, chi preferisce far finta di non sentire piuttosto che ripondere. Chi non sorride e chi non si mette in gioco, chi non sa prendersi in giro. Chi si lamenta continuamente della sua vita o di quello che fa. Chi sfoga la sua frustrazione sugli altri. Chi crede che tutto ciò che ha gli sia dovuto, chi non dice "grazie", "prego" o chi non saluta. Chi non ringrazia gli amici. Chi non capisce l'importanza dei gesti e delle parole, che non è in grado di capire QUANTO entrambi contino. Odio chi sopprime le emozioni, chi le nasconde e le maschera. Odio chi non tollera i fallimenti come parte della natura umana. Chi non è capace di una carezza, chi non sa perdonare. Chi non comprende la fortuna di avere un vero amico accanto e chi non lo sa lodare per le sue qualità. Odio gli ipocriti e tutti quelli che fingono di essere qualcosa che non sono, i perbenisti e gli estremisti. Odio chi non sa ascoltare perché è troppo preso da se stesso, chi procede con i paraocchi senza ammettere deviazioni sul suo cammino. Non sopporto la mentalità ristretta, chi fa di tutta l'erba un fascio; si, non sopporto i luoghi comuni e non sopporto come la gente si adatti ad essi quasi fossero norme da seguire. I luoghi comuni sul matrimonio, quelli sulla suocera, quelli sulle mogli e sui mariti. Mi disturbano quelle madri, quelle donne, che mettono i figli maschi sul piedistallo e che poi incanalano tutte le loro ansie nell'odio per le loro fidanzate, neanche queste volessero strappare il bambino alla mamma. Le stesse madri che li proteggono dal mondo e poi non sanno ammettere che hanno cresciuto dei Coglioni.
Mi disturbano tutti quelli che rinnegano il passato: il dirigente che dimentica di quando era impiegato, il cittadino che dimentica di quando era immigrato. Odio la mediocrità in tutti loro, mancanza di originalità to-ta-le.. Siete noiosi, siete banali, siete scontati. Non avete altro che i vostri soliti vecchi argomenti? Odio le battute sulle ragazze con il seno grosso e su quelle con il seno piccolo. Triviali. Odio i tradimenti ma anche chi non sa perdonarli. Chi non dice mai "scusa" e non ammette il torto. Odio i silenzi comodi, quelli che avvolgono i problemi. Odio l'ignoranza e la cattiveria, chi non accetta, chi non capisce e chi non si sforza di farlo. Chi crede che io sia inferiore come donna, o come donna del meridione. Chi non da importanza alla famiglia, qualunque essa sia, intesa come nucleo di amore e forza. Chi non da importanza ai legami, chi li crea per comodità e li recide per noia o pigrizia. Chi non si sforza per andare in contro all'altro e chi non sa vedere "il buono" nell'altro. Chi si lascia vivere. Chi "per me una cosa vale l'altra". Sempre. Chi non ha MAI un opinione. Chi ha bisogno di perdere qualcosa per realizzarne il valore. Chi non mette passione in quello che fa. Chi non sa dire "ti amo" e "non ti amo più". Chi non sa dire "non ti ho mai amato". Chi non da un nome alle cose e non ne apprezza la diversità ma vive in un universo sempre uguale a se stesso. Chi sceglie la routine e poi se ne lamenta per tutta la vita. Chi non cresce e vuole rimanere per sempre ragazzino. Chi non sa gestire le responsabilità. Chi preferisce fissare un vergognoso presente piuttosto che pianificare un futuro difficile. Chi non alza mai la testa. Le donne che hanno bisogno degli uomini delle altre per sentirsi vive. Gli uomini che fanno lo stesso.
Odio tutto questo mediocre. è come una coltre in cui molti sguazzano, ignari delle sabbie mobili che li tirano verso il basso, sicuri del diritto di potersi lamentare un giorno...di non avercela fatta. Non avete provato.
Odio chi non si rende MAI conto dei suoi errori.
Visualizzazione post con etichetta futuro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta futuro. Mostra tutti i post
mercoledì 2 marzo 2011
Luoghi comuni e altri luoghi.
Etichette:
egoismo,
futuro,
Luoghi comuni,
pensieri,
rapporti,
tipi umani
giovedì 16 settembre 2010
Seven-floor under

Finalmente, dopo la tipica giornata "cane-spesa-lavastoviglie-lavatrice-letti-pranzo-tavola-caffè-studio" che solitamente suggerisce l'assenza di mia madre posso fermarmi a scrivere.
E scriverò della mia paura.
Di quella sensazione istantanea che sa attraversarmi la testa nei momenti più inaspettati.
E' successo poco fa, mentre sorseggiavo un alcolico caldo e dolce al gusto di caffè. Si parlava, tra amiche, dell'argomento della settimana. Purtroppo.
Il suicidio di Norman Zarcone, 27 anni, dottorando in filosofia del linguaggio all'Università di Palermo.
Ora, non so se girare pagina di fronte ad un fatto che non mi riguarda o cominciare a rivalutare il mio futuro.
Eppure guardando il Tg e ascoltando le notizie, sembrano sempre così lontane, così distanti e irreali. Notizie da un mondo parallelo.
Cose che non potrebbero mai capitare a noi.
Una ragazza viene ferita ad un occhio dalle schegge di un vetro infranto per colpo di un'arma ad aria compressa. Bari, amtab, linea 22. Ore 20,40.
Una filippina uccisa a botte da un pugile, furioso per la rottura con la fidanzata. Era la prima che si è trovato davanti. Milano.
Un poliziotto sconvolto dal licenziamento sequestra un pullman con 15 ostaggi. Sette morti. Manila.
E' la fortuna di non essere noi quelli lì.
Ecco che la soglia di tolleranza ha subito un notevole rialzo.
Quanti ascoltano queste notizie mentre pranzano?
Eppure in questo mondo malato ci siamo tutti.
Ho pensato a tutto questo, in quei pochi secondi mentre avvicinavo il bicchiere alle labbra.
Il resto l'ho pensato adesso. Il suicidio di Norman. Il mio futuro.
Sono nella fase della vita in cui le aspettative sono tutto.
La fase in cui faccio progetti, sogno di esperienze all'estero, contratti di lavoro...
Vedi anche guadagni.
Vedi anche famiglia.
Sono fantasie da studentessa. Ancora per un po' neanche laureanda.
Sono proprio quelle le prime a colare a picco quando senti una notizia del genere.
O quando ti ricordi che i ricercatori sono in sciopero.
Che l'istruzione in Italia sta diventando più scomoda del solito.
Non è paura di non farcela. Non solo. E' la paura del momento in cui cominceranno a dirtelo.
E, si sa, ammettere una cosa può farla diventare tremendamente reale.
Per questo io ho paura.
Per l'eco di disperazione che Norman si è lasciato dietro.
Per quanto è diventato tangibile, adesso, ora, il disagio di tutti quelli come lui. Il nostro disagio.
E se qualcuno obiettasse che non sono una dottoranda, che ho ancora della strada da fare prima di fronteggiare i problemi del mondo del lavoro, che la cosa, in fondo, non mi tocca perchè non la vivo, gli risponderei che non è vero.
Gli risponderei che ho un maledetto bisogno di sperare, io, che ancora ci devo arrivare.
La stupidissima necessità di guardare avanti e vederci qualcosa di diverso da un salto di sette piani...nel vuoto.
Etichette:
aspirazioni,
dottorato,
futuro,
Italia,
Norman Zarcone,
notizie,
paura,
studentessa,
università
Iscriviti a:
Post (Atom)