domenica 16 gennaio 2011

Romanticismi

Ok, abbiamo bisogno di un post-it per ricordarci che il romanticismo non è morto, ma non sarà che a furia di mettere da parte il desiderio per qualcosa che raramente ci viene concesso, l'abbiamo dimenticato? E quando si spezza una corda, difficilmente basta fare un nodo. Il fatto di essere spesso la parte debole della coppia, la voglia di emancipazione e l'eterna discriminazione non ci avranno rese troppo…mascoline?

Molte di noi, si sa, sono testarde ma chiedere ad un uomo di essere romantico sembra come voler cavare sangue da una rapa. Il problema è alla base. Il problema è doverlo "chiedere". Leggendo un illuminante libro, "Il cervello delle donne" di Louann Brizendine, ho scoperto che il percepire i rapporti umani in modo così diverso di uomini e donne o semplicemente la differenza di bisogni nella coppia ha anche un lato meramente scientifico; nonostante faccia sempre piacere sottolineare come il cervello delle donne si sviluppi con un anticipo di circa due anni rispetto quello degli uomini, la loro straordinaria incapacità al sociale è attribuibile (oltre che alla pigrizia) anche a geni ed ormoni. La nemesi si chiama testosterone. Studi hanno dimostrato che uomini (ma anche donne) con maggiori livelli di testosterone stabiliscono rapporti sociali peggiori e con minor frequenza rispetto ai coetanei "nella norma".

Insomma, a patto che quanto detto non venga rivoltato e riutilizzato come scusa per giustificare il maschio nella sua crociata di pigrizia sociale, i fatti sono questi.

Ma nella coppia, chi è davvero il sesso forte?

Non sarà che molte donne per sfinimento o per naturale tendenza hanno capitolato accettando i difetti del partner e addirittura ereditandoli ribaltando, così, i ruoli?

Di donne poco romantiche in effetti ce ne sono, e non poche…almeno tante quanti sono gli uomini scaricati e con il cuore infranto.

La domanda è: a furia di diventare sempre meno romantici, nella continua guerra psicologica in cui da sempre vince chi si scopre di meno, dire "ti amo" può passare di moda?

mercoledì 5 gennaio 2011

Long Time Gone


[Long Time Gone - Jack Vettriano]

Ci sono due tipi di ragazze.
Le ragazze che si impegnano e quelle giuste.
Le prime sono quelle che ti stanno vicino, che imparano a conoscerti, che capiscono quando è il momento di tacere, che non sanno andare via in preda alla rabbia sbattendo la porta. Sono quelle che si sforzano di far andare sempre tutto bene, che si adattano, che sanno sceglierti un regalo, che si impegnano. Sono quelle che aspettano e aspettano, ingannando il tempo nel cercare scuse. Hanno imparato a formulare le scuse migliori, per mentire anche a loro stesse. Stanno imparando perfino a crederci. Non fanno capricci, non pretendono.
Sbagliando.
E poi ci sono le ragazze giuste, quelle che non hanno bisogno di fare niente, possono essere cattive, sadiche, egoiste, egocentriche; possono essere perfette.
Ma soprattutto sono giuste. Sono quello che stavi cercando. Sono il tassello del puzzle che si incastra perfettamente. E non hai bisogno di tempo per capirlo.
E non importa quanto tutte le altre ti abbiano dato, non importa quanto lei ti da. Non si fanno confronti. E' lei quella…giusta.

Tutte vorremo essere le seconde ma spesso finiamo a fare le prime.

Puoi passare tutta la vita a cercare di far innamorare qualcuno di te. Potrai sentire un miliardo di frasi diverse, un'infinità di parole che orbitano attorno alle sole due che vorresti ascoltare. Potrai ingannare te stessa, una, due…mille volte.
E vigliaccamente restare li accanto, ad aspettare qualcosa che non arriverà mai. Ma chi l'ha detto che abbiamo questa forza? Chi l'ha detto che dobbiamo sempre essere capaci di capire tutto?

Forse l'amore non è una cosa per la quale ci si deve sforzare, succede e basta.
E ho paura di qualcosa che non so controllare.
Ne ho paura da quando ho guardato negli occhi una persona innamorata e in quegli occhi non ne ho vista un'altra.
Da quel giorno è nata in me una paura nuova:
la paura di essere quella persona innamorata.
Di dover guardare IO negli occhi qualcuno e…non vederci la mia immagine riflessa.
Chi nella sua vita ha avuto almeno un amore ricambiato sa che esiste quello che non lo è. Ma chi ha visto anche questo, ne ha paura.
Ed è proprio quando ci si innamora che questa viene fuori.

[Watching "Tomorrowland" 4x13 Mad Men]

venerdì 12 novembre 2010

My maudlin career

You kissed me on the forehead
Now these kisses give me concussion
We were love at first sight
Now this crush, is crushing

I retraced your steps through the city of romance lazily
I took to the desert with your harshest words and they saved me

I'll bail you out again
I've got the readies
I'm not a child I know
We're not going steady

Your pain's gigantic but it's not as big as your ego
I promise not to abandon you, please let me go

I harbored worried feelings
Like they were worth protecting
You say I'm too kind and sentimental
Like you could catch affection

Oh in your eyes there's a sadness
Enough to kill the both of us
Are those eyes overrated?
They make me want to give up on love

I'll brace myself for the loneliness
Say hello to feelings that I detest

This maudlin career has come to an end
I don't want to be sad again

lunedì 8 novembre 2010

Palla prigioniera


A scopo cronaca: rituali di istruzione americana particolare efficace per obiettivo di segrega giovane con intelletto superiore discosto da giovane dotato con superiore abilità fisica.
Migliore esempio, rituale intitolato "palla prigioniera". Tutti maschi ingaggia falsa battaglia davanti occhi di fertili pari femmine.
Cominciamento di rituale, maschi con fisico superiore seleziona migliori combattenti a scopo accompagna in battaglia, così che classifica tutti da massimo migliore a meno desiderabile per riproduzione durante femmine nota con molto di attenzione. Prossimo poi, maschi divisi ingaggia violento assalto contro esercito opposto, bombarda con gonfiata vescica di gomma lattice.
Durante corso di conflitto, maschi possedenti muscolatura superiore infligge danno corporeo a maschi con superiore intelletto ma soffrenti inferiore rapporto altezza/peso, indice massa corporea e statura.
Quando rituale di palla prigioniera completato, tutte femmine pieno consapevole quale maschio possiede più desiderabile tratto fisico. Maschio sconfitto eliminato con danno corporeo, debole cittadino riproduttivo costretto di autoseleziona, redirige invece di impregna partner, di procrea prole, incanala aggressione verso club scacchistico, concentra ambizione sessuale sopra club scientifico. Arte di dibattito o oratoria. Associazione di modellismo. Non concesso riproduzione sessuale, conseguente libero di dedica superiore intelletto a scopo ulteriore istruzione. Stesso durante, corredo genetico con fisico superiore diretto verso impregnazione di femmina con fisico superiore.
A scopo beneficio di tutta società, massimo cruciale che segrega intelletto da fisico adatto.
Tutto compiuto dentro battaglia di palla prigioniera.

[Da "Pigmeo" - Chuck Palahniuk]

Diversivi


A pensarci un diversivo spesso è necessario.

La pausa caffè è un diversivo.

E' un diversivo gettonato.

Studi dimostrano che addirittura SERVE, e MIGLIORA la produttività.

Staccare con il cervello, quindi, fa bene alla salute.

Ci sono quelli che non lo staccano mai.

Vedi anche: Esaurimento.

Quelli che non lo attaccano mai.

Vedi anche: idiozia.

Chi lo stacca quando non dovrebbe.

Ma cos'altro può essere un "diversivo"?

Una pausa dal mondo, una pausa dalla propria soffocante routine, una pausa da una relazione.

Ci ho pensato guardando un telefilm. E mi sono chiesta:

perché abbiamo sempre bisogno di procedere in due direzioni?

Perché siamo così incapaci di puntare tutto sul rosso e stare a guardare la roulette che gira? Ok, se perdi avrai perso tutta la puntata ma…se vinci. Beh, se vinci avrai il doppio. E invece no, questo ragionamento a quanto pare non va per la maggiore. A meno che voi non frequentiate un casinò.

Cerchiamo sempre un diversivo.

Non importa quanto quello che abbiamo ci piaccia.

Non importa quanto potremmo rovinarlo.

Non importa nient'altro che il momento.

L'altra persona è sempre più stupida di noi. O forse, fa comodo crederlo.

Non importa cosa possa pensare. Non importa se ci possa arrivare.

I più fortunati riescono a guardarsi allo specchio e a sentirsi in colpa.

I peggiori non sanno fare nemmeno quello.

Uomini, donne…è indifferente.

Poi ci sono perfino quelli che si autoconvincono che non stanno facendo niente di male.

Che tutto ciò è inevitabile perché fa parte della loro personalità.

Cazzate.

Siamo così caratterialmente piatti e reiterativi.

Capaci di recitare lo stesso copione infinite volte.

Ci sono stata dentro, mio malgrado, e poi ho deciso che odio fare le cose così.

Ho capito che se voglio azzardare, tanto vale giocare tutto quello che ho, quando ne vale la pena.

Promemoria: giocare SOLO quando ne vale la pena.

Tutto il resto è inutile. E' perdita di tempo.

Se vuoi fare qualcosa sii deciso.

Niente vergogna.

Senno, resta a casa.

venerdì 5 novembre 2010

C'era tutto quel sangue.

Good times for a change
See, the luck I've had
Can make a good man
Turn bad

So please please please
Let me, let me, let me
Let me get what I want
This time

Haven't had a dream in a long time
See, the life I've had
Can make a good man bad

So for once in my life
Let me get what I want
Lord knows, it would be the first time
Lord knows, it would be the first time


[The Smiths - Please please please let me get what I want this time]


"Oh cazzo"

E' l'ultima parola che ricordo, l'ultima che ho detto.
Poi sangue, sangue tutto intorno.
Ho alzato la faccia da terra, issandomi con le mani e ho sbattuto le palpebre un paio di volte.
Adesso, ancora, dopo 5 anni ricordo i dettagli.
Ho pensato "Ok, va tutto bene" ma sentivo le labbra gonfie e non riuscivo a muovere la lingua. Ho pensato che fosse la gomma da masticare quella cosa che avevo sul palato ma no, non era la gomma, era il palato stesso. Gonfio.
Poi ho visto lei, stesa a circa un metro da me e ho avuto paura.
Aveva gli occhi chiusi e la testa poggiata sul marciapiede. Non era sveglia.
Il casco rigato di nero ["Io non ti ci porto sul motore se non ti metti quel cazzo di casco!"].

Suoni, gente, parole confuse.

In ambulanza le ho tenuto la mano. Mi ascoltavo ripeterle di stare tranquilla. Ma parlare faceva così male.
Poi ho alzato gli occhi, e ho incrociato il mio riflesso su una superficie specchiata.
Solo allora ho pianto.
Non andava tutto bene.
Non riuscivo a serrare le mascelle.
La lingua gonfia.
Le labbra insanguinate.
E le dicevo che sarebbe andato tutto bene.
Ho pensato: "e se rimango così?"
"Cosafacciocosafacciocosafaccioadesso"
Il suono della sirena mi martellava il cervello.
Fortunatamente le lacrime mi hanno impedito di continuare a guardare quel riflesso orrido.

Poi mamma, papà.
D.
Carabinieri.
Sono stanca, sono in piedi da un tempo indefinibile.
Mi fa male tutto.
Risonanza.
Sedia a rotelle.
Ricovero.
Nonstasuccendoame, ti prego.
Tutto quello che ricordo è che qualcuno di mi ha spogliata.
Mi hanno cambiata e poi mi hanno chiesto chi fossi.
Quanti anni avessi.
Poi….niente.

Sono passati 5 anni, eppure ogni volta che attraverso quell'incrocio, che salgo su quel marciapiede mi sembra ancora di ricordare quella gigantesca macchia di sangue.
C'era tutto quel sangue.
Quanto fosse strano pensare che quel sangue era tutto mio.
E mi viene sempre da pensare a cosa sarebbe successo se non fosse andata così.
E poi mi chiedo se qualcuno di quei negozianti, quelli che erano tutti li quel pomeriggio di Maggio, si ricordano dell'incidente.
Non mi serve la risposta ma non posso fare a meno di farmi la domanda.
E' curioso passare di li, quasi mi aspetto di essere riconosciuta.
Non credo che dimenticherò, e non credo che le cicatrici andranno mai via.

Ma poi ho pensato:
"Adesso, in questo momento, voglio che tutto vada bene."

mercoledì 13 ottobre 2010

S.

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Questa la scrivo per S.

S. io la conosco poco. Non abbiamo mai legato ma ieri ho saputo che suo padre è appena morto.

Sua madre è molto malata.

S. ha preparato e superato a pieni voti un esame di recente, poco prima di perdere suo padre.

Vedo S. all'università spesso. Mi dicono che viene tutti i giorni.

S. non è di Bari. Vive lontana dalla sua famiglia.

S. ha detto che lo fa per lui.

Non starò qui a fingere di capire il dolore che prova S.

Non fingerò di esserle vicina. Io ed S. non siamo nemmeno amiche.

Ci siamo rivolte qualche sorriso di circostanza ogni tanto e abbiamo chiacchierato del più e del meno.

Ovviamente quello che so non l'ho sentito da lei.

Ovviamente se la incontrassi non le direi niente in proposito.

No, non sono una persona senza cuore, sono solo discreta.


Ma quello che è successo ha aperto il solito file nel mio cervello.

Angoscia che va a Paura che va a Senso di Impotenza.


Tutto nel grande folder delle mie riflessioni reiterate.


Periodicamente mi trovo a pensare a quanto siamo presuntuosi, noi, nel credere che tutto ci sia dovuto.

Che tutto sia scontato e ovvio.

Giorno dopo giorno ci prendiamo il lusso di pretendere di più.

Il lusso di mettere il muso perché la caldaia si è rotta e la doccia era fredda.

Di lamentarci come se ogni piccola cosa fosse in realtà un grande problema.

Senza considerare che tutto il tempo che dedichiamo a risentimenti, rancori e paranoie generali è tolto al resto e non torna indietro.

Provo sempre a pensare "E se ci fossi io li, davvero mi sembrerebbe così grave fare un doccia fredda, non superare un esame, essere scaricata da un ragazzo?".

La risposta è, ovviamente, no.

Nel mio piccolo, quando ho provato, la sola idea di poter scendere a prendere un gelato al bar sotto casa mi sembrava fenomenale.

Il pensiero di tornare a casa e passata l'intera giornata seduta alla scrivania a studiare era diventato allettante, d'un tratto.

Vorrei che non servisse aver paura di perdere una cosa per apprezzarla.

Sono sicura che ad S. mancano le liti in famiglia adesso.

Le mancano molte delle cose che noi malediciamo quotidianamente.

Allora io sono grata per ogni piccolezza, per ogni gesto che considero scontato nella mia giornata.

Sono grata a S. per avermi fatto pensare, ancora una volta.

Per avermi dato una piccola chance di capire.